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Silenzio

Luglio 30, 2009

Non so se avete mai sentito il bisogno di tacere. Ecco, per me è stato uno di quei momenti. Non credo nemmeno sia finito, perchè la voglia di tacere che sento non è tanto per ciò che esce dalla mia bocca o dalle mie dita, ma dalla mia mente. (volevo usare cervello ma mente è decisamente più da letteratura)
Un po’ anche perchè ultimamente i pensieri che mi frullano per la testa non hanno nulla che valga la pena di far leggere, quantomeno a chi non è direttamente interessato alla mia vita (molto) privata.
Voglio specificare che in questo silenzio non ci trovo nulla di imbarazzante. Apprezzo chi sa tacere nel momento opportuno, credo sia una gran dote il saper tacere, dovrebbero scriverci un libro. E poi, se ritengo di non aver nulla da dire, semplicemente non lo dico. Sembra tanto semplice.

Questo periodo sabbatico (che, lo voglio ripetere, non so se è finito e non so se è l’ultimo), però, mi ha fatto ragionare. Mi ha fatto pensare a moltissime cose importanti. Ho fatto un po’ dappprima i conti con me stesso, cosa sto facendo, cosa ho fatto e cosa farò e sono ancora interrogativi apertissimi. Mi sono poi interrogato sulle riflessioni di tutto ciò sull’esterno, sugli altri; e mi sono anche reso conto di come, concentrato su me stesso, davo poca importanza alle ripercussioni sugli altri, appunto, dei miei comportamenti e stati. Mi correggo: non ‘davo poca importanza’, davo per scontato che in quel momento c’ero io con quel problema e dovevo risolverlo. Gli altri stavano a guardare.

Fosse andata solo così sarebbe stato anche un bel traguardo. La smania di mettere alle mie priorità gli altri con i loro problemi è sempre stata una cosa piuttosto degenerante; sono forse riuscito a fare alcune giuste distinzioni. Ho messo da parte le persone che mi consideravano come il solito David, pronto a organizzare e sorridere. E ho preso in mano me stesso, mi son guardato un po’ da lontano e ho premiato, ammesso e non concesso che ci sia riuscito, chi era pronto a prendermi in braccio nel caso fossi caduto.

Chiesa vs Aids, Pt. I – Il preservativo

Aprile 15, 2009

Come direbbe un giornalista non sono proprio sulla notizia.
Ma meglio così. Non se ne parla più, quindi voglio fare un attimo il punto della situazione in modo che, a luci soffuse e acque calme, si faccia un minimo chiarezza (lungi da me il voler essere completo).

La chiesa fin dai tempi più remoti ripudia il preservativo ed il suo utilizzo. Concede all’uomo al massimo quattro rapporti sessuali al mese, li consente solo fra uomo e donna ed essi devono rigorosamente essere sposati di fronte ad un crocefisso. Questo è risaputo e si può condividere o meno; poi c’è chi lo vuole imporre, ma su questo non mi dilungo. La presunzione non è degna d’essere discussa.
Il preservativo è uno strumento prima di tutto di contraccezione, ovvero un mezzo anticoncezionale dedito ad impedire o ridurre la probabilità che si verifichi una gravidanza, ma è anche e soprattutto un mezzo utile ad evitare di contrarre le malattie sessualmente trasmissibili.

Io, per inciso, credo che fare l’amore (o fare sesso) sia un diritto di chiunque, raggiunta la adeguata maturazione. Se due persone, pur giovani, si amano e sono consenzienti non vedo dove stia il problema nell’atto sessuale. Se poi uno dei due, per motivi religiosi, non vuole avere il rapporto allora li cade la condizione di accordo. Condizione necessaria!
Credo inoltre che impedire che due giovani (e meno giovani) abbiano rapporti sessuali sia, nella pratica, impossibile. Possiamo si chiudere gli occhi e fingere che la cosa non avvenga (fingendo, quindi!), come possiamo illuderci che i giovani abbiano voglia di un “rinnovo spirituale della sessualità” (cit.), ma questa è un’illusione appunto, che seppur consolatoria per qualcuno, rimane una illusione.

La Chiesa Cattolica non accetta atti sessuali al di fuori del matrimonio e anche all’interno di esso li consente non per piacere, ma per “dovere” come recita l’antico adagio “lo fo’ non per piacer mio, ma per dare un figlio a Dio”. Come se si volesse rinnegare o rifiutare il piacere fisico dell’atto sessuale, in quanto, appunto, piacere. Tornando al profilattico la Chiesa Cattolica ne sconsiglia fermamente l’uso, in quanto questo strumento agevolerebbe un uso errato della sessualità, volto prevalentemente al piacere. Secondo la dottrina cattolica, infatti, la sessualità è interpretata come mezzo per donarsi totalmente all’altro all’interno di un rapporto di amore protetto dal sacramento del matrimonio. Per queste ragioni la Chiesa Cattolica suggerisce, come alternativa al preservativo, l’astinenza dai rapporti sessuali pre- o extra-matrimoniali, che ovviamente elimina ogni rischio di malattie sessualmente trasmissibili e di gravidanze non desiderate. Altre Chiese Cristiane (ad esempio la Chiesa Valdese, la Chiesa Luterana tedesca e alcune Chiese ortodosse) non seguono queste linee di pensiero.*

Ora, queste ultime sono a mio avviso (il blog è mio!) farneticazione buone solo per dei pazzi incoscenti che credono veramente che sia giusto privilegiare la legge religiosa a discapito della salute fisica prima e mentale poi di noi esseri umani. A tal proposito ricordo che è la stessa bibbia a permettere di non seguire le leggi dell’uomo se queste vanno contro le leggi di Dio; pochi lo sanno e volevo dirlo.
Bisogna chiarire quanto segue, a differenza appunto di ciò che dicono gli uomini in vestaglia superstiziosi, l’utilizzo del preservativo riduce a tutti gli effetti le probabilità di contrarre le infezioni (oltre che le gravidanze). Questo deve essere chiaro. Soprattutto nei rapporti occasionali il preservativo è forse l’unico mezzo efficace per non ammalarsi. A parte, ovviamente, la già citata improponibile castità.
E’ inutile sostituire al preservativo la castità, in quanto se parlo di preservativo è ovvio che ho già considerato (e scartato) l’ipotesi dell’astinenza!

www.iolouso.it

Continua nei prossimi giorni…

L’inesistente diplomazia del benedetto

Marzo 20, 2009

Il papa è un uomo religioso, ma (veltronianamente) anche politico. E’ si a capo della chiesa cattolica, ma è anche e soprattutto a capo di uno stato: lo stato della città del Vaticano. E’ un uomo quindi che deve occuparsi anche dei rapporti politici fra il suo stato e gli altri. Lo dimostrano le diverse conferenze stampa, come le varie apparizioni in pubblico a fianco di altri capi di stato: sono esposte, come di norma, le bandiere dei due (o più) stati dei quali sono presenti i rappresentanti. E a fianco di Benedetto XVI troviamo sempre la bandiera del Vaticano.

I capi di stato, se guidati da quel minimo di senno e di raziocinio, fanno il possibile per manetenere buoni i rapporti fra gli stati. Si piegano e si spiegano per evitare scontri aperti, tergiversano (anche quando non devono) su numerosi argomenti e si stringono la mano in segno di accordo anche quando sono in pieno disaccordo.
Cio che mi fa ogni volta saltare sulla sedia (o sul divano, dipende) è l’incapacità diplomatica (secondo me, dolosa) del capo di stato Vaticano. Io capisco che c’è un catechismo da seguire, ci sono dei dogmi da rispettare a bocca chiusa e testa china, ma un buon capo di stato, un monarca che si rispetti (perchè di monarca si tratta) dovrebbe prestare la massima attenzione a ciò che dice, e capire anche quando è il momento di non dire, di tacere su argomenti che, si sa, causerebbero scontri e reazioni non proprio positive.

Questo non succede MAI.
Benedetto XVI pur di continuare a professare e diffondere contro tutto e contro tutti il cattolicesimo spara a zero su qualsiasi questione. Non arretra di fronte a nulla. Non si ferma a pensare di fronte agli omosessuali pestati e uccisi, passa sopra gli insulti, se ne frega delle epidemie di aids che stanno distruggendo l’africa… e questo continua da anni ormai. E secondo me, a lungo andare, è controproducente per la chiesa stessa. Il papa e i suoi subordinati non stanno riscontrando in questo periodo storico un grande appoggio da parte della popolazione, ne sono un esempio le scarse vocazioni. Quindi mi chiedo, è utile continuare tutto questo? Se si, a chi è utile?

Non è meglio adeguarsi, per quanto possibile, ai tempi ammettendo qualche piccola eccezione?
Farebbe bene alla chiesa e al mondo intero e le idee cattoliche così chiuse e oscurantiste sarebbero se non accettate, quantomeno considerate sotto una diversa luce, con una diversa disposizione.

8 marzo: auguri Donne

Marzo 9, 2009

[...] E vabbè, poi so anche che c’è il rovescio della medaglia, che l’8 marzo è una ricorrenza importante, che dovrebbe far riflettere sul fatto che non dappertutto i diritti delle donne sono riconosciuti, che ricorda episodi tragici del lavoro femminile, come quello della Triangle Company, un’industria tessile di New York in cui morirono più di 100 donne per via di un incendio (cosa che in uno straordinario sincretismo un mio amico una volta associò a Mary Quant e alla minigonna: non c’erano più quelle che lavoravano in quell’industria, ergo meno stoffe, ergo minigonna). Che dovrebbe avere lo scopo di tutto rispetto di palesare al mondo quanto sia bello ma anche incredibilmente faticoso essere una donna, soprattutto se vuoi essere una donna tosta, come G.B., la donna che, con la sua pelle di pesca, le dita nervose e il perenne odore di Allure di Chanel misto all’aroma di tabacco e caffè, insegnandomi a marcare l’ictus sul monologo di Didone, mi insegnò anche che l’essere donna non è fatto di tette, culo e capelli fluenti. Che la femminilità non è questione di “più”, ma di “meno”: meno trucco, meno ammiccamenti, meno chiacchiere vuote, decisamente meno artifici. Che puoi avere i capelli a carciofo o completamente bianchi, essere in sindrome premestruale acuta o avere le caldane da menopausa, portare una prima rinsecchita o una florida quinta che sfida la legge di gravità, avere un brufolo che spunta improvviso proprio il giorno dell’appuntamento con quel figo che ti fa sbavare da mesi/l’alito non proprio profumato di rosa di prima mattina/qualche peletto impertinente perché magari non hai avuto il tempo di passare a farti una ceretta ma sei ci credi, sei comunque una donna.
Poi farlo credere agli altri è tutto un altro paio di maniche.

L’ha detto Lei. E non posso non citarla!
Con ammirazione.